Altro che boom economico: allarme recessione serio e da cogliere

2019-02-07T17:21:32+00:0007/02/2019|

La gelata di Natale chiude un anno nero per il commercio e conferma il rallentamento della spesa delle famiglie. Il mese di dicembre è stato, nonostante le festività, pessimo per i negozi: le vendite delle piccole superfici hanno registrato una flessione di 2,2 punti rispetto al dicembre del 2017, con un picco negativo di -3,6% per gli alimentari: uno dei risultati peggiori dell’anno. Ma la frenata non coinvolge solo i piccoli: nemmeno la crescita di web e discount basta a riportare in attivo il bilancio dell’anno, che per il commercio si chiude con una diminuzione in volume delle vendite dello 0,2%, che per le piccole imprese arriva a -1,8 punti percentuali, mentre nel 2017 la caduta si era “fermata” a -0,5%.

Così come, secondo la Commissione Europea, le previsioni di crescita attese per il 2019 ci collocano maglia nera in Europa, con il rischio di una recessione più prolungata e di effetti a catena.

Così Confesercenti sui dati delle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat e sulle analisi della Commissione Europea di questi giorni.

La caduta complessiva delle vendite è dunque la spia di un indebolimento ulteriore dei consumi delle famiglie. L’ennesimo segnale di debolezza rilevato dalla nostra economia, fronte su cui si susseguono notizie sempre più negative ed allarmanti, con istituti di ricerca e istituzioni internazionali che prevedono per l’anno in corso un crollo della crescita, con stime di variazioni del Pil per il 2019 che si avvicinano sempre più allo zero. Le cause del rallentamento sono anche legate alle problematiche internazionali, ma le incertezze e i propositi di decrescita non aiutano certo l’economia.

La raffica di revisioni al ribasso crea allarme tra gli operatori economici, con il rischio di intensificare la frenata degli investimenti e di dar luogo ad un atteggiamento ancora più prudente – per non dire attendista – da parte delle famiglie, che ci fa temere nel breve periodo un ulteriore riduzione della propensione alla spesa e, quindi, dei consumi.

Il rallentamento internazionale è una magra consolazione e non dobbiamo nasconderci dietro: la nostra economia continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa, crescendo poco quando c’è ripresa e perdendo molto più degli altri in caso di frenata. Adesso è fondamentale mandare un segnale alle imprese e alle famiglie per dissipare le incertezze e puntare su investimenti e meno peso al fisco. Innanzitutto, confermando lo stop agli aumenti IVA previsti dalle clausole di salvaguardia, che appaiono sempre più difficili da rispettare, ma anche puntando con maggior decisione a sbloccare gli investimenti ed il credito, le leve di crescita più efficaci per contrastare il ciclo negativo, reperendo risorse dalla riqualificazione della spesa improduttiva.

Qualche Ministro e Parlamentare venga nelle nostre attività per capire come non gira l’economia e cosa serve. Anche noi vogliamo cittadinanza e risposte.

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