Il dato odierno del Pil si temeva ed è arrivato. Dopo due trimestri di riduzioni, che certificherebbero l’ingresso in recessione tecnica (ma la differenza tra tecnica e reale non è lontana), la nostra economia, seppure in ‘buona compagnia’, ad esempio con l’economia tedesca che segna anch’essa una battuta d’arresto, continua a mostrarsi come una delle più deboli dell’area dell’euro. A nulla serve lo scaricabarile. Piuttosto che attribuire colpe e nemici è meglio prendere atto della situazione e darsi da fare, perché serve una scossa.

La dinamica attuale è per noi fonte di grande preoccupazione. Qualche giorno fa la Banca d’Italia stimava una variazione del Pil per l’anno in corso dello 0,6%, a questo punto piuttosto ottimistico, ora l’Istat ci suggerisce che il quadro potrebbe essere anche peggiore. Di questa situazione risentono pesantemente i consumi delle famiglie. Il rallentamento delle esportazioni si accompagna infatti alla frenata della domanda interna, già da tempo segnalata da Confesercenti per quel che riguarda la spesa delle famiglie.

Fondamentale, adesso, sarà non ripetere gli errori del 2011-2012 ed evitare manovre correttive improntate all’austerity. Per contrastare il ciclo negativo è necessaria anzi una manovra ‘migliorativa’: servono più risorse sul piatto per investimenti e consumi, non più tasse.  Soprattutto, è necessario fugare le incertezze di famiglie e imprese: la sofferta manovra approvata a dicembre presenta alcune misure che potrebbero essere espansive, dal Reddito di Cittadinanza al mancato aumento dell’IVA, che possono aiutare a contrastare il rallentamento economico in atto. Non sono, però, sufficienti: occorre fare di più a partire dagli investimenti e dal capitolo credito, ancora bloccato, e per cancellare già ora i possibili aumenti del fisco locale e quelli dell’IVA previsti dalle clausole di salvaguardia: la strada da percorrere per restituire fiducia a famiglie ed imprese, il cui calo è il principale ostacolo alla ripartenza dell’economia. Ma dobbiamo far presto, non aspettiamo oltre. Serve una scossa vera.

La decrescita è infelice e foriera di conseguenze. Le imprese continuano a chiudere e  a ridurre i fatturati. Insistiamo per un piano straordinario di interventi che aiutino le imprese ad affrontare il futuro.