Fiepet-Confesercenti su asporto e domicilio per agriturismi e aziende agricole: No a ulteriori distorsioni della concorrenza

2020-07-16T16:09:45+00:0016/07/2020|

La legge regionale 4/2009, che disciplina gli agriturismi e le aziende agricole, verrebbe modificata per consentire a queste attività la vendita di pasti d’asporto, anche con consegna a domicilio. Fiepet-Confesercenti ha avuto modo si esprimere la propria netta contrarietà nel corso della Commissione regionale Politiche economiche, tenutasi in settimana.

L’Associazione che rappresenta le imprese della somministrazione alimenti e bevande spiega che ”introducendo questa modifica, che prevede tra l’altro attività di food delivery, anche con l’utilizzo di piattaforme e aziende specializzate, si equipara di fatto l’agriturismo ai pubblici esercizi e alle attività della somministrazione le quali, oltre a subire le conseguenze dovute alle norme anti Covid19 (ricordiamo che il settore è stato uno dei  primi a essere limitato poi chiuso, e uno degli ultimi a riaprire, mentre tutta la filiera alimentare ha continuato a lavorare anche con notevoli incrementi di fatturato), non  beneficiano di tutte le agevolazioni concesse invece agli agriturismi e alle aziende agricole (contratti di lavoro meno onerosi, tenuta contabile semplificata, IVA ridotta, TARI meno cara, regole igienico-sanitarie e urbanistiche meno stringenti ecc…). Inoltre, nelle zone collinari e montane, le più svantaggiate, sono le trattorie e i piccoli ristoranti che rimanendo aperti l’intera settimana garantiscono il servizio al territorio, contribuendo in maniera fondamentale alla sopravvivenza e alla vitalità del tessuto economico e sociale. Si creerebbe così una vera e propria distorsione nelle condizioni di concorrenza che rischierebbe di compromettere questo settore, in particolar modo le attività a conduzione famigliare. L’Associazione ha quindi detto no all’introduzione di questa modifica.

Ricordiamo che nel settore dei pubblici esercizi una impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato, e il 21,8% – oltre due attività su dieci – temono la chiusura. Per questo motivo è importante non creare ulteriori difficoltà ad un settore che secondo le stime rischia di vedere a fine anno la chiusura di numerose attività.”

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