Outlet di Faenza e apertura
domenicale: fermiamoli!
Lettera aperta alle istituzioni locali
La Presidenza
Provinciale della Confesercenti con questa lettera aperta chiede
l’interessamento e l’intervento delle istituzioni locali su un nuovo e
dirompente problema di interesse generale.
A fronte della consistente novità
propostaci nei giorni scorsi dall’Amministrazione Comunale di Faenza,
circa la volontà di procedere ad una sostanziale modifica del regolamento
relativo agli orari per arrivare ad una liberalizzazione delle aperture
domenicali stravolgendo e calpestando la normativa regionale relativa
alle deroghe per le città d’arte, il tutto in funzione del nascente
outlet sulla Naviglio, riteniamo necessaria una immediata azione da
parte dei Comuni e delle istituzioni della nostra Provincia per fermare le
aperture domenicali e festive della nuova struttura.
Qualora una siffatta ipotesi fosse messa
in atto avremmo: da un lato riflessi pesanti su tutta la rete commerciale,
non solo della Provincia, ma di tutta la Romagna, con un colpo terribile
alle attività commerciali dei centri storici in particolare, una autentica
rivoluzione nella spesa dal lunedì al sabato ancora e molto più pesante
dell’impatto degli stessi iper; dall’altro rischia, anzi metterebbe in
moto una pressione tra le grandi strutture per avere uguali opportunità
(ora inibite in provincia e non solo) e una rincorsa tra queste attività
di forte gravitazione.
Tutto questo non faceva e non fa parte né
degli incontri elettorali, né degli strumenti di programmazione a partire
dal P.T.C.P. e dalla variante commerciale adottata, per quanto da noi non
condivisa, né degli atti locali vigenti relativi alle aperture e agli
orari delle attività commerciali.
Non si possono modificare gli equilibri
commerciali di un intero territorio per inseguire e rispondere agli
interessi unici ed esclusivi di una sola struttura commerciale e di un
solo Comune. Già è stata ed è fortemente sbagliata la scelta di
autorizzare l’outlet, di cui non c’è alcun bisogno, ancor più lo sarebbe
la sua apertura domenicale e festiva in una zona che non ha peraltro
nessuna caratteristica di zona d’arte.
La deroga che viene consentita dalla Legge
regionale per le città d’arte (vere) ha ben altri requisiti e risponde ad
altre necessità e a zone circoscritte e motivate. Niente a che fare con la
zona scelta per l’Outlet.
A questo punto spetta anche ai Comuni e
alla Provincia prendere in mano la partita e assumere a nostro avviso
un’iniziativa forte anche a tutela e difesa della propria stessa
programmazione commerciale e turistica. Le regole non si possono
stravolgere a discrezione e piacimento di qualcuno. Non c’è perequazione
che tenga in proposito e men che meno una “modernità” da introdurre.
La perdita di imprese, di lavoro, di
socialità non eguaglia e non corrisponde certo a qualche migliaia di euro
di cui non è sicura neanche la destinazione. Il bacino di utenza di questa
struttura anche per come è stata pensata e progettata coinvolge per intero
tutta la provincia e se realizzata come da progetto porterà ad un
consistente ridimensionamento della rete commerciale, (a partire da
abbigliamento e calzature ed extraalimentare), di quella che si rivolge
alla stessa fascia medio alta.
Se questa scelta va avanti si deve sapere
che si produce anche uno strappo profondo con i centri delle città, con le
imprese del settore e con le loro associazioni di rappresentanza che non
possono essere su questo continuamente ignorate e calpestate.
Lo strappo produrrebbe conseguenze a
catena nei rapporti e nel confronto sullo sviluppo del nostro territorio,
nella stessa prossima Conferenza Economica Provinciale di dicembre. E’
impensabile e altamente contraddittorio ragionare di azioni per i centri
urbani e di sviluppo compatibile se si praticano politiche così dirompenti
e controproducenti. E’ la premessa che è sbagliata e fasulla in nome di
una presunta modernità che si insegue.
Che senso assumerebbero le stesse scelte
locali fatte da molte amministrazioni, di equilibrio e ponderazione nella
programmazione del proprio territorio e della stessa rete commerciale di
fronte a quella di un altro comune che si “mangia” tutti gli altri
forzando a piacimento le stesse regole regionali.
L’ipotesi presentata dal Comune di Faenza
sulle aperture domenicali dell’outlet e della nuova città d’arte estesa
anche nelle zone agricole e produttive (lì dove non vi è nessuna
caratteristica d’arte) va fermata subito e messa in discussione.
Questa è la richiesta motivata che
avanziamo come Associazione non solo per la rete commerciale esistente, ma
soprattutto per tutelare sia il territorio che la qualità della vita delle
persone che vi abita.
Al di là delle posizioni diverse che
abbiamo avuto sul Piano Provinciale del Commercio, oggi è necessario un
atto politico e di responsabilità forte che ripristini correttezza e
garantisca l’equilibrio nello sviluppo delle nostre comunità e della rete
commerciale in particolare.
Già, oggi e senza le nuove strutture di
Faenza, come hanno evidenziato i dati presentati nei giorni scorsi
dall’Osservatorio Regionale sul commercio sia nell’alimentare, che
nell’extralimentare superiamo nella Provincia di Ravenna la media
regionale di mq. di superficie di vendita per abitante; ora non si può
squilibrare oltre la competizione e l’assetto della rete distributiva e
del servizio ai consumatori. Non è certo un problema locale come qualcuno
pensa di fare passare.
Certo che occorre mettere mano alle
normative regionali, (rivedendole e precisandole), oltre che nazionali
(es. serve una norma cogente sugli outlet), ma questo non può costituire
un alibi per andare avanti a prescindere o per fare passare quasi alla
chetichella scelte dolorose, desertificanti e che cambiano la
competitività, le relazioni e le vocazioni di un territorio. Ma intanto le
bocce vanno mantenute ferme sospendendo e fermando questa assurda proposta
stante peraltro la consapevolezza che questa aprirebbe una autentica
burrasca economica, politica e sindacale. La competizione deve rimanere
alla pari e non sproporzionata se non lesa dalle politiche pubbliche.
Da non sottovalutare che un altro pericolo
in tal senso arriva al confine regionale del ferrarese dalla scelta
(autorizzata dalla Regione Veneto) del comune di Occhiobello di consentire
l’apertura di un altro outlet che punta anch’esso al nostro bacino
d’utenza. Motivo in più per attivare tutte le energie pubbliche e private
e le istituzioni affinchè siano cambiate e non accettate in silenzio
queste presunte scelte di liberalizzazione derivate dalle normative
europee su cui peraltro altri si stanno ravvedendo o hanno normative ben
più restrittive sugli orari dei nostri (Germania in testa).
Va peraltro evidenziato che la stessa
filosofia dello Small Bussiness Act prevede e sancisce che ogni intervento
rilevante nel territorio debba prima essere valutato alla luce del
potenziale impatto prodotto. E’ stato così? Sono naturali alcuni seri
interrogativi che avanziamo.
E’ questo lo sviluppo che le istituzioni
vogliono per il nostro territorio? Cementificazione continua a scapito
della campagna, impermeabilizzazione estesa, traffico veicolare diffuso,
tutti a fare la spesa, se non lo shopping con l’auto che viene
incentivata, spostamenti degli assi di gravitazione, grande distribuzione
che cresce e decide, inquinamento in aumento (a proposito di chiusura al
traffico dei centri), desertificazione nei paesi e poi nei centri urbani?
(altro che coesione sociale e socialità?!). E l’ambiente?,la qualità della
vita delle persone e del territorio dove vanno a finire? E quali i costi
sociali di queste scelte? Cosa consegniamo ai giovani del domani, alle
famiglie e agli anziani di oggi (1/4 della popolazione a cui poi si dovrà
pensare per la spesa?) E’ sviluppo moderno e avanzato puntare tutto sul
portare le famiglie agli acquisti e allo shopping nell’outlet la domenica?
Ha senso (e con quali costi?) cambiare in peggio la vita del territorio
per qualche migliaia di euro di finanziamento aggiuntivo ai bilanci
locali.
E domani chi né pagherà i costi sociali,
senza considerare peraltro i minori introiti locali che ne deriveranno in
futuro dal ridimensionamento delle imprese che si produrrà. Per questo il
tema non è faentino, riguarda tutti e il futuro che si vuole costruire che
non può esser delegato e condizionato dalle scelte unilaterali di un
Comune, di qualche Comune. Anche i cittadini vanno coinvolti e devono
farsi sentire dato che si profilano minori servizi nei paesi e nelle
città.
Le nostre riflessioni e richieste, per
quanto valutazioni di ragioni di impresa, sono funzionali a mantenere un
tessuto economico e sociale vivibile ed equilibrato per le nostre comunità
nell’interesse dei nostri concittadini.
Le istituzioni conoscono e hanno
verificato l’andamento delle imprese del settore commerciale di questi 2
anni? (-144 nel 2009 il saldo tra cessate ed iscritte e – 152 nei primi 9
mesi del 2010) delle centinaia di aziende chiuse, quasi sempre in un
silenzio assordante e spesso avvilente per chi le ha vissute e le vive
sulla propria pelle con situazioni difficili e con drammi personali e
familiari.
Non accettiamo e non è giusta in proposito
neanche la pesante e impropria utilizzazione della grave situazione dei
dipendenti dell’Omsa per motivare una scelta così mortificante, per quanto
riteniamo che debbano essere considerati alla stessa stregua anche i
dipendenti oltre che i titolari delle attività commerciali costretti alla
chiusura o al ridimensionamento aziendale, di cui non si tiene quasi mai
conto. I commercianti che chiudono e i loro dipendenti che cessano il
lavoro sono forse figli di un dio minore?
La necessità di un intervento immediato è
dettata anche dai tempi velocissimi che il Comune di Faenza ha annunciato
con l’intento di portare la scelta in Consiglio Comunale a metà novembre.
In proposito, come avrete visto, c’è una
ferma posizione comune delle due associazioni faentine del commercio. Non
possiamo aspettare impotenti o piangere dopo. E’ questo il momento di
farsi e farci sentire, almeno sulla domenica.

Provincia di Ravenna
Dalla parte delle imprese e del
territorio
Ravenna, piazza Bernini 7 – Ravenna
www.confesercentiravenna.it
Tel.
0544.292711 – Fax 0544.408188 – E-mail: provinciale.ravenna@sicot.it
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