Bilanci preventivi 2010: proposte
In questi giorni si
decide il destino della Finanziaria 2010 ed è sempre più forte la nostra
preoccupazione di veder consegnata al Paese una manovra economica senza
sufficienti risorse per lo sviluppo. Abbiamo rivolto per questo un forte
appello al Presidente del Consiglio e al Governo affinché si eviti che le
piccole e medie imprese, che sono una delle poche certezze per un ritorno
rapido alla crescita, restino ignorate dalla Finanziaria.
Abbiamo ribadito a livello nazionale
innanzitutto l’urgenza di un tavolo per le piccole e medie imprese che
porti ad un patto triennale per lo sviluppo. Ora è necessario che arrivino
delle risposte sul piano fiscale, a partire dall’Irap – aumentando la
quota di deducibilità – dalla revisione al ribasso anche per il 2010 degli
studi di settore e da aiuti alle nuove piccole medie imprese. Tutto questo
anche per contrastare la moria che ha portato alla sparizione complessiva
in 12 mesi di 70 mila piccole medie imprese e una riduzione di 220 mila
posti di lavoro.
E risposte attendiamo sul piano del
credito dove riscontriamo ancora troppe difficoltà per le piccole medie
imprese e quindi occorre prolungare e migliorare la moratoria sui debiti
anche per l’anno prossimo. Così come non si vede nulla per rianimare la
domanda interna e il turismo che pure sono settori fondamentali per
rimettere in moto tutta l’economia e ricreare fiducia nel Paese.
In questo contesto conveniamo con le
istituzioni locali, alle prese con bilanci difficili da far quadrare, che
andrebbe e che va rivisto il “patto di stabilità” con nuovi criteri che
consentano diverse finalizzazioni soprattutto per gli investimenti (come
volano per l’economia e il lavoro), ancor più nel momento che stiamo
vivendo, fermo restando la razionalizzazione della spesa pubblica.
Rispetto alla discussione che è aperta per
questa scadenza importante in tutte le realtà locali anche la nostra
associazione conviene con alcuni indirizzi strategici che stanno alla base
delle azioni amministrative in particolare per quanto attiene al sostegno
alle persone più deboli e al welfare, al lavoro e (come da noi
sollecitato) al sistema dei Consorzi fidi per le imprese, misure che si
accompagnano al contenimento dei costi di gestione.
Ma i bilanci del 2010, le politiche e le
azioni delle istituzioni locali, pur in un contesto difficile, devono dare
nuove risposte e maggiori interventi anche verso il lavoro autonomo,
commercio per primo.
L’andamento del settore commerciale anche
nelle nostre realtà risente della situazione generale dell’economia sia in
termini reali (calo dei consumi, fatturati mediamente in calo, minor
occupazione, sfiducia pervasiva, punte più accentuate in alcune aree,
crisi di altri settori) che di percezione.
Lo stesso numero delle imprese
complessivamente del commercio in tutta la Provincia, come evidenzia il
Registro Imprese della Camera di Commercio, negli ultimi 9 mesi è negativo
e testimonia ulteriormente lo stato di difficoltà.
Oltre alla quantità sottolineiamo che nel
ridimensionamento si deve tener conto anche della qualità e delle
modifiche intervenute (es. tra un negozio storico che chiude e un bazar
che si apre, per non parlare delle centinaia di operatori itineranti senza
posto fisso, delle variazioni forti esistenti tra gli stessi agenti di
commercio).
Il peso degli affitti poi che coinvolge un
numero significativo di aziende e le difficoltà di accesso al credito
fanno il resto e contribuiscono a mettere a dura prova il settore e in
particolare le piccole e medie aziende con tutte le conseguenze economiche
e sociali che questo comporta.
Se da un lato servono misure nazionali e
non solo per sostenere l’economia e i consumi e in tal senso la nostra
associazione ha proposto un nuovo patto triennale anticrisi al Governo su
tre necessità immediate (fisco, credito, detassazione tredicesima e
recupero fiscal drag su tutti i redditi), dall’altro anche a livello
locale sono necessarie misure straordinarie atte a sostenere le imprese in
difficoltà nel settore, così come del resto sta avvenendo in vario modo
anche in altre realtà locali.
Parliamo di segnali concreti verso le
imprese di settori che vivono in questo momento gli effetti più duri della
crisi e faticano al momento a vederne una via d’uscita.
Invitiamo per questo i responsabili
politici e gli amministratori a mettere a fianco delle loro valutazioni
sull’andamento dell’economia locale anche il dato sui bilanci delle
imprese commerciali e turistiche. E allora si scoprirà che i canoni di
locazione, le spese bancarie, i costi amministrativi, i tributi locali, le
tasse, ecc… rappresentano una quota ormai proibitiva per la economicità e
la tenuta delle nostre imprese; imprese che devono fronteggiare peraltro
una tendenza globale volta al contenimento dei prezzi.
Fermi restando l’importante e maggiore
sostegno garantito alla Cooperativa di Garanzia (che aumenta le garanzie
per i prestiti, ancor più indispensabile in questo momento di difficoltà
dove crescono le istanze di consolidamento rispetto agli investimenti) e i
progetti di valorizzazione commerciale previsti ed in itinere, la
Confesercenti chiede alle istituzioni locali previo un confronto di
merito, di mettere in campo nuove e straordinarie misure utili nel breve
periodo come segnale concreto di attenzione e soprattutto a fronteggiare
il momento difficile e di interesse comunque generale.
Queste sono alcune delle nostre richieste
e proposte da esaminare e approfondire localmente per i prossimi bilanci:
·
ridurre (come prevede il
D.lgs 114-Bersani) l’imposizione locale sulle attività ubicate nelle
località sotto ai 3.000 abitanti a partire da suolo pubblico e dai
rifiuti;
·
non aumentare l’imposizione
locale sulle imprese;
·
impegno dei Comuni e della
Provincia a non incrementare la TIA sulle imprese e a rivedere l’iniquità
attuale del peso tariffario a carico delle aziende rispetto al domestico;
·
continuare il confronto tra
istituzioni e associazioni sulla composizione della TIA; per il
monitoraggio della produzione che porti a pagare sulla effettiva
produzione e sugli incentivi per le aziende che fanno la raccolta
differenziata;
·
per i titolari di attività
costrette alla chiusura chiediamo “ammortizzatori sociali” almeno della
durata di un anno a decorrere dalla cessazione d’impresa o un fondo misto
per le imprese assimilabile al TFR dei dipendenti, a favore dei lavoratori
autonomi. Misura questa da valutare allo stesso Tavolo provinciale
dell’Economia;
·
riduzione della tassa
sull’occupazione di suolo pubblico per gli operatori su aree pubbliche e
per gli esercizi che animano il territorio riducendola a chi adotta i
dehors esterni;
·
si richiede l’esenzione dai
tributi locali per le nuove imprese almeno per un anno e nelle aree
interessate da lavori e cantieri;
·
incentivi per i negozi di
vicinato che si mettono in rete e che implementano funzioni aggiuntive e
di servizio;
·
orari dei servizi pubblici, a
partire da quelli per l’infanzia, che tengano conto delle caratteristiche
e delle condizioni del lavoro autonomo;
·
lavorare per un accordo con
le associazioni dei proprietari per rendere più flessibile il contratto di
affitto evitando aumenti e ricercando forme di compensazione/incentivo;
·
sul tema della sicurezza e
della legalità anche nel nostro territorio serve una rinnovata volontà
politica e operativa di contrastare fenomeni in aumento (come
l’abusivismo) ma anche presenze e illegalità tollerate e ancor più per
contrastare i rischi di infiltrazioni nel nostro sistema.
Nella discussione sul momento che vive il
paese si corre spesso in alcune sedi il rischio di dimenticare o comunque
mettere in second’ordine i problemi che vive la realtà del lavoro
autonomo, fatta di cittadini e persone in carne ed ossa che rischiano e si
danno da fare tutto il giorno, svolgendo anche una funzione sociale e di
vivibilità. Persone che alla pari di altri faticano a coniugare costi e
necessità del vivere.
Ed è bene che le istituzioni tutte se ne
facciano carico e trovino con le Associazioni (che vanno sempre più
coinvolte e sentite e noi diciamo anche valorizzate) utili punti di
sintesi anche verificando sul campo le situazioni più critiche.
Valorizzare il commercio nelle città, nei
paesi, nelle piazze significa anche contrastare il possibile degrado e
migliorare la qualità della vita delle persone che vi abitano e che le
frequentano, così come per il turismo (che è uno dei pochi settori che
tiene pur tra analoghi problemi di redditività aziendali) che vive una
situazione delicata dal punto di vista della competitività, bisogna
insistere sulle misure di accompagnamento continuo della qualità
dell’offerta.
Due richieste forti in tal senso abbiamo
avanzato alla nostra Regione affinchè rifinanzi adeguatamente (almeno con
le stese risorse del 2009) la legge 41 e la legge 40.
Il processo di liberalizzazione senza
regole perseguito nel settore commerciale (e senza aver previsto alcuna
fase formativa obbligatoria) ha prodotto aziende con incerto futuro e con
una vita media molto breve.
Al tempo stesso dobbiamo mantenere un
confronto ravvicinato e comune con gli Istituti di credito per monitorare
l’andamento delle pratiche e soprattutto le condizioni e le disponibilità
di credito.
Non riprendiamo in modo diffuso in questa
sede tutti i temi di carattere generale che riguardano il settore, in
primis quello decisivo della pianificazione commerciale e su cui conoscete
le nostre valutazioni unitarie, affinchè il piano ultimo approvato dalla
Provincia sulle nuove e grandi strutture sia modificato radicalmente e
riparametrato ai bisogni effettivi del territorio. Una moratoria è
indispensabile.
Questo sarebbe un altro segnale di forte
attenzione per non squilibrare il territorio e il settore a favore della
grande distribuzione.
Nelle condizioni attuali è necessario uno
stop alle nuove autorizzazioni di grandi strutture, a nuove inutili e
dannose cattedrali nel deserto.
Rispetto all’azione di efficienza e
massimizzazione delle strutture pubbliche e alla razionalizzazione della
spesa corrente che va proseguita con scelte coraggiose e lungimiranti atte
anche a ridurre gli aspetti burocratici e gli adempimenti sulle imprese,
la nostra associazione (a titolo collaborativo) si rende disponibile (e
propone in tal senso anche un incontro specifico per confrontarsi in
merito) a presentare alcune proposte concrete per ridurre parti di
costi della pubblica amministrazione su 2 versanti: dei costi
amministrativi per la gestione del personale e per quelli energetici (su
cui abbiamo anche un interessante progetto pilota pensato in particolare
per gli edifici pubblici).
Fermo restando le proposte e i progetti
avanzati in questi mesi nelle realtà locali sono queste alcune delle
istanze prioritarie che avanziamo al confronto sui bilanci per il prossimo
anno nell’auspicio di avere attenzione e risposte nelle scelte che si
andranno a definire con la necessaria consultazione e discussione in
ambito locale definendo le relative priorità.
Ravenna,
dicembre 2009
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