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“Il dato sulle vendite al dettaglio nel 2002 non poteva che rispecchiare un
andamento che mese dopo mese ha evidenziato il gap esistente tra i piccoli
esercizi commerciali e grande distribuzione. I primi sempre al di sotto
dello zero (come attesta il dato di fine anno che, al netto dell'inflazione,
segna un -1,2%), la seconda in crescita (+1,5% nel 2002).
Anche per il 2002, dunque, così come per i due anni precedenti, il risultato
di dicembre non altera in misura significativa il quadro dei dodici mesi,
collocando a livello europeo l'Italia dopo Gran Bretagna, Spagna e Svizzera,
dove le cose sono andate molto meglio, e prima della Germania che mostra
invece un andamento decisamente peggiore.
Nonostante la "fiammata" di fiducia da parte delle famiglie e delle imprese
italiane registrata dall'Isae negli ultimi due mesi e legata probabilmente
alla speranza di una soluzione pacifica della questione irachena, le
prospettive in caso di guerra sono quelle di un nuovo ritorno all'incertezza
ed alla preoccupazione con inevitabile aumento della propensione al
risparmio piuttosto che al consumo. Tanto più in presenza di aumenti
consistenti del prezzo del petrolio che lasciano prevedere una impennata
tale da portare il prezzo delle benzine a quote proibitive, tagliando il
potere d'acquisto delle famiglie e provocando una serie di aumenti a catena
dei prezzi.
Rispetto ad uno scenario di questo tipo ed in presenza di una crisi dei
consumi già evidente da mesi, è necessario che il Governo valuti con urgenza
misure in grado di far fronte alla situazione esistente e soprattutto alle
inevitabili e pesanti ripercussioni di un eventuale conflitto.”
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