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“La conferma della fragilità della
crescita italiana nella passata primavera è arrivata puntuale: solo + 0,2%
l’aumento del Prodotto Interno Lordo, una sostanziale staticità, dunque,
spiegabile con la estrema debolezza di tutte le componenti della domanda,
dai consumi (afasici), agli investimenti (addirittura in calo), fino alle
esportazioni condizionate negativamente dall’attuale ciclo congiunturale a
livello europeo ed internazionale. Gli italiani hanno una minore capacità
di spesa e siamo fortemente preoccupati.
Di fronte a tutto questo addirittura il Governo aveva pensato di abolire
il credito d’imposta per i nuovi assunti (e chiedendo addirittura gli
arretrati a chi aveva già assunto) scoraggiando di fatto la creazione di
nuovi posti di lavoro ed aggiungendo una difficoltà in più a quella
dell’intero Paese. Ora pare che si voglia rimediare. A questo si è
aggiunto poi il condono: invece di restituire i soldi alle imprese e alle
famiglie italiane, come si era impegnato, si sta mettendo a punto una
nuova forma di drenaggio a loro carico, nonostante siano già fiaccati da
una tassazione alta. In sostanza, invece di cercare una strada per ridare
fiato ai consumi e far ripartire l’economia, invece di studiare tagli alla
spesa, si pensa a misure tampone per arginare l’emorragia della finanza
pubblica.
Gli effetti della difficile situazione economica del Paese si stanno
sentendo pesantemente nel consumo anche nella nostra Provincia in qualità
e quantità, con diminuzione nei fatturati aziendali e la ripresa del calo
delle piccole imprese nel settore.
Non stiamo facendo catastrofismo, ma la realtà è sotto agli occhi di
tutti, dai centri ai paesi, ai mercati.
I cali delle borse, l’andamento negativo e complicato della stagione
turistica, l’abusivismo diffuso e il peso crescente della grande
distribuzione hanno fatto il resto. Non è esagerato dirlo: è in
discussione la qualità stessa degli equilibri e della vita dei nostri
territori.
Gli stessi andamenti del registro imprese della Camera di Commercio di
Ravenna dal 1° gennaio al 30 giugno 2002 segnalano 60 imprese in meno nel
commercio, in particolare negozi e dal 30 marzo al 30 giugno 2003 – 37
aziende attive. In 6 mesi ci sono state 254 nuove iscrizioni a fronte di
ben 379 cessazioni. Solo i pubblici esercizi segnano un numero di imprese
di poco in positivo, a cui fa da controaltare una riduzione media dei
fatturati. A breve i riflessi saranno anche nella produzione.
Occorre una manovra economica per il 2003 che non sia ambigua ed imposti
con chiarezza la correzione dei conti pubblici principalmente attraverso
il controllo e la riduzione della spesa corrente, in misura tale da
consentire gli alleggerimenti fiscali promessi e necessari a stimolare la
domanda interna.
Sarebbe una beffa da una parte promettere tagli fiscali e dall’altra
varare nuove forme di prelievo come il condono.
Chiediamo a tutte le istituzioni di prendere atto di questa realtà e di
adottare misure utili alla ripresa.
Questo per la prossima conferenza economica provinciale è uno degli
argomenti prioritari da affrontare.” |