COMUNICATI STAMPA 

 

 

Iniziativa fuori luogo

Riteniamo fuori luogo e sbagliata, almeno nei confronti delle categorie del commercio e del turismo l’iniziativa generalizzata di protesta promossa a livello nazionale per domani 5 luglio da alcune Associazioni di consumatori.
Confesercenti è sempre stata disponibile a confrontarsi e a discutere nel merito i problemi posti dalle Associazioni dei Consumatori, tant’è che si è dato vita anche nella nostra Provincia a diversi tavoli di confronto.
La polemica generica e generale contro gli “euro rincari” è impropria e smentita dalla realtà.
Se vogliamo stare alle cifre, se c’è qualcuno che ha avuto aumenti sono stati proprio gli operatori che hanno dovuto far fronte ai costi diretti della transizione all’euro, mediamente stimati intorno all’1-1,5% del fatturato, nonchè a quelli indiretti.
Gli stessi operatori hanno rispettato gli accordi assunti in materia di prezzi per lo stesso periodo di transizione.
La grande maggioranza della categoria, stante peraltro la difficile situazione dei consumi da diversi mesi in stasi, non ha fatto particolari aumenti, né rialzi dei prezzi.
Siamo in un momento di crescita rallentata e in settori economici regolati dalle leggi del libero mercato, dove ogni impresa e ogni cittadino è libero di fare le proprie scelte.
I consumatori e tutti coloro che hanno un rapporto di fiducia con gli esercizi possono del resto valutare direttamente la realtà dei fatti.
I commercianti non hanno alcun interesse ad aumentare i prezzi, pur avendone avuti nei loro costi di gestione aziendale.
Fanno testo su tutto i dati dell’Istat che si basano su un paniere ampio di beni.
A proposito poi della tesi che le famiglie dopo l'euro abbiano speso di più e questo avrebbe lasciato spazio ad aumenti dei prezzi, certo questo non riguarda le piccole e medie imprese del  dettaglio.
Basta osservare i dati sull'andamento delle vendite per constatare che mentre nella grande distribuzione il fatturato (le vendite) cresce sopra l'inflazione (3,1%), nelle piccole unità di vendita la crescita del fatturato si è fermata in aprile  2002 allo 0,8% (si registra perciò qui una contrazione del fatturato in termini reali di circa 1 punto e mezzo percentuale).
Tale evidenza mal si concilia con un commercio che approfitterebbe della fase attuale per rialzare i prezzi, nel senso che se avessero rialzato in misura evidente i prezzi il fatturato sarebbe aumentato di più.
I dati effettivi rilevati da Istat che non registra percezioni, (e sono molti ancora quelli che moltiplicano il prezzo per 2 laddove il prezzo effettivo invece è inferiore al doppio), ma rileva capillarmente le informazioni) indicano che nel 2001 la spesa delle famiglie (per beni e per servizi si è ridotta del 2,7% in termini reali (cioè al netto dell'inflazione). Per il 2002 si stima una crescita poco sopra l’1%.
Rileviamo infine che i rincari denunciati, in questo caso giustamente e anche da noi,  riguardano prevalentemente il settore dei prezzi amministrati, delle tariffe e dei trasporti.

 

 
 


 

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