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Gli “studi di settore”,
introdotti nel sistema fiscale italiano per migliorare il sistema di
accertamento e dare certezza al contribuente, devono tener conto
dell’andamento congiunturale delle imprese del commercio e del turismo che
in questa fase stanno incontrando notevoli difficoltà per la riduzione dei
volumi di attività.
Lo chiede CONFESERCENTI EMILIA-ROMAGNA dopo aver rilevato l’insoddisfacente
andamento della stagione turistica 2002 che per alcune categorie, come gli
stabilimenti balneari, ha comportato un calo di attività con punte del –20%
e per le attività commerciali nelle località turistiche, una diminuzione
generalizzata delle vendite.
Inoltre il settore abbigliamento e calzature in generale, ha fatto
registrare nel 2002 una consistente flessione nelle vendite che neanche la
stagione dei saldi e delle vendite promozionali è riuscita a recuperare.
A fronte di questa situazione, anche nell’applicazione di strumenti di
imposizione fiscale come gli “studi di settore” occorre tener conto della
reale dinamica economica delle imprese e del peggior andamento di
determinati settori, anche avvalendosi degli “Osservatori provinciali”
istituiti appositamente per tenere conto delle peculiarità locali dei vari
settori economici.
Le imprese commerciali e turistiche dell’Emilia-Romagna dopo aver fatto la
loro parte adeguandosi per circa l’80% ai parametri degli studi di settore e
consentendo un significativo aumento del gettito per le casse dello Stato,
ora chiedono maggiore attenzione in questo momento di trend sfavorevole per
i consumi.
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